L’angelo del nulla

C’è un quadro di Klee che Benjamin si portava nella valigia sfuggendo da uno sfacelo all’altro – me l’hai detto tu. Una combinazione di esperienza vissuta e di coscienza alterata gli fa dire di vederci l’angelo della storia. L’angelo della storia con le ali spalancate trascinato dalle spalle dal vento del futuro. Vede davanti a sé la storia come un accumlarsi di rovine che si riversano le une sulle altre. Chiunque non conosca Benjamin vedrebbe uno scarabocchio, una stilizzazione, concedimi di dire orripilante, di un essere umano riccio a braccia aperta. Capelli ricci, non le pagine della storia, dunque. Eppure è una immagine talmente forte da non morire, da conservarsi come simbolo dell’apocalisse a patto di conoscere Benjamin: saliti sulle ali dell’angelo vedremmo la storia come lui.
Guardando con gli occhi dell’angelo non puoi fare a meno di osservare l’abbruttimento crescere ad un ritmo esponenziale. Quegli occhi vedono la devastazione che ogni azione umana esercita sulle azioni che le seguiranno come in un domino, dove ogni tassello di questo gioco è un nuovo relitto che cade su una montagna di rifiuti, in un tempo lineare.
Manca un quadro, giustamente, in cui un altro angelo guarda il vuoto, o, se suona meglio, non guarda. È forse più anziano, ma si dice in alcuni ambienti che cinismo e anzianità vadano a braccetto. Forse non sta a noi giudicare: anche i bambini sanno essere cinici. Questo angelo non vede niente, ma non perché sia cieco. Non vede niente per il motivo che quello che si mostra ai suoi occhi perde significato ancora prima di conquistarlo. È circondato dal nulla e non sta andando da nessuna parte. E persino le rovine sono per lui non più di nulla in quanto non ci trova senso. Forse è l’angelo che piace meno a nostro Signore poiché non segue nessun ordine, non ha nessun criterio di discernimento tra ciò che può gradire il suo patrono e, per forza di cose, di ciò che non gradirebbe. È l’angelo che canta di meno la Sua gloria dove qualcuno la può ascoltare, ossia tra gli uomini. L’angelo del nulla semplicemente è e non si cura.
Se vogliamo trovare una forma di sapienza nell’angelo del nulla è il suo eterno dimenticare, la sua mancanza di ricordo del luogo da cui proviene, di chi sia, di quale sia il posto verso cui è diretto, di cosa sono le cose intorno al suo corpo e di come interpretarle. Non sa probabilmente di sé stesso, ma questa mancanza di memoria cosa non è se non il sempiterno ciclo delle stagioni cosmiche?
L’angelo del nulla è, sembrerà strano, l’angelo della vita e come questa muove senza la scorta di grandi giustificazioni sulle quali basare la propria espressione. Di fatto è come non prendesse mai decisioni dato che la sua essenza non prevede un’ermeneutica della realtà dalla quale inferire e giudicare. E non ha di conseguenza nemmeno un destino, se con destino intendiamo il progetto caduco nel quale siamo gettati. I nostri occhi sono meravigliati di quella meraviglia che può avere un uomo al suo cospetto che cerchi di specchiarsi: non avere destino è insopportabile, non resistiamo facilmente all’idea che la caducità del nostro progetto sia ingiustificata, come un foglio di carta, uno schizzo gettato, nell’attesa di un’idea migliore del creatore. Con meraviglia appunto guardiamo all’angelo del nulla, ma lui – come già detto –, l’angelo del nulla non ci vede.
Tale condizione può essere giudicata, provando ad immedesimari nell’angelo, come una punizione che gli è stata inflitta, ma la mancanza di destino è la quintessenza della sua libertà, poiché il destino è il programma e il programma è il destino.
L’angelo del nulla è la fine della storia, non c’è più niente da ricordare perché non c’è più nessun posto dove andare.

Perché dico questo? Perché ogni storia ha il suo angelo custode, che sorveglia il numinoso all’interno della storia stessa. L’angelo della nostra storia non è l’angelo di Benjamin, che digrigna i denti impigliato in una tormenta che semina una devastazione crescente. Semmai è l’angelo del nulla: una storia nata dal nulla, diretta al nulla, senza un perché e senza un destino. Una storia clandestina che nasce già dimentica e senza tracce. Ogni messaggio è eliminato dopo essere stato comunicato, ogni conversazione svanisce dopo aver mosso le labbra, ogni pagina scritta è sapientemente cancellata allo stesso modo con cui Penelope tesse di giorno e sfila di notte il lenzuolo di Laerte. Ogni bacio viene dato e scordato, come le lenzuola vengono riassettate per poterle scomporre di nuovo quando torneremo a letto.

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