Suspension à géométrie variable I

Le trame della vita vanno comprese. Non è necessaria una astrazione verticale ma può bastare una semplice geometria. Già astrazione di per sé richiama al processo che porta dal particolare all’universale, piuttosto questo processo del pensiero è accidentale se non dannoso. Piuttosto del latino abs-trahere, forma analitica che fa a pezzi, preferire di questo astrarre un etimo greco, cioè da aster. A-ster(eo) – stranamente privativo di un certo staras del sanscrito vedico – vorrebbe dire “in assenza di solidità”. La solidità di cui stiamo parlando piuttosto di essere un riferimento alla fisica dello stato della materia è un riferimento ad una certa privazione dei riferimenti concreti (rappresi); è un’algebra geometrica in cui non è prevista un’assiologia fondamentale. Ciò che va privato alla trama della vita è perciò il rivestimento storico nel tentativo di far emergere una tessitura di puri rapporti di forze e di figure.
Sappiamo che un buon rapporto è simmetrico. Simmetrico vuol dire che è sostenuto da una misura comune che potrebbe manifestarsi con la reciprocità. Reciprocità e simmetria li consideriamo sinonimi, ma la simmetria, con buona probabilità, è più estesa della mera reciprocità: la reciprocità ne sarebbe semplicemente un capitolo. Per sostenere questa tesi è opportuno astrarre, nel modo latino, la simmetria dei rapporti. Molto spesso vengono creati esempi ad hoc in modo da ottenere un qualche elemento da incasellare in un paradigma e dal paradigma poi creare tutta una grammatica. Dunque la scelta degli esempi non è da far a cuor leggero perché poi si rischia di creare una grammatica deforme dalla quale, per accumulazione e stratificazione, sarà poi difficile risalire alla turba originale se non con una estenuante genealogia.
L’esempio di simmetria dei rapporti più classico è il do ut des cioè il dare aspettandosi il ricevere in cambio, ciò che chiamiamo reciprocità. Da qui parte la teoria della simmetria umana e, in fondo, l’abbozzo dell’economia. Però è un esempio di simmetria l’aspettativa reciproca senza donazione. Il contratto della simmetria è ancora più in principio un canale di comunicazione che si apre nell’attesa-di, il semplice contatto instaura i presupposti per la simmetria. L’attesa messianica è esattamente la forma della simmetria di cui stiamo parlando: c’è la forza, c’è il contatto, c’è il governo ma non c’è nessuno che fa qualcosa per l’altro; semplicemente i due si espongono. Dall’altro ci attendiamo, andiamo nel luogo della tensione. Questa tensione è il luogo più originario della simmetria: è il tensore che contrae ovvero è il contrasto che crea tensione e che dispone della simmetria e, perciò, della geometria dei rapporti.
Ciò che non deve mancare per il darsi della simmetria è un tensore, qualcosa che esponendosi ritrae l’altro, e, nel mentre lo fa ritirare, imprime contemporaneamente un progetto di rilancio. Tale processo è ciò che chiamiamo progetto di reciprocità o sintallagma. Ora, se parliamo di meccanica noi stiamo parlando comunque di forze e del loro governo, governo che avviene in due maniere: o nel governare o nell’esser governato. Tale doppia maniera di darsi è simile alla Sorge heideggeriana, ma non sovrapponibile. È del governo curare o prendersi la cura. Bene, dopo questo detour torniamo alla problematicità principale.
Se all’origine della simmetria c’è un battito e questo può solo essere governato, dobbiamo prevedere che la simmetria sia un intreccio di battito e governo ossia di forza e intelligenza. La traccia aperta precedentemente, ossia quella dell’apertura-attendente che poi si è trasformata in ritrazione, ci consegna una prima bozza di astrazione: la simmetria è in questo senso una vibrazione guidata geometricamente. Dobbiamo perciò porre all’origine della geometria del governo una geometria più originaria composta da vibrazione/forza e contatto. Questo innesco pone la possibilità di simmetria e da ciò possiamo inferire che la possibilità di simmetria è proporzionale alla forza innescante, ma la quantità di forza è inversamente proporzionale alla possibilità di governarla e perciò di possibilità di simmetria. Questa proporzione è inquietante poiché è intuitivo che così nessuna simmetria è destinata a durare se non a patto di divenire una figura fossile senza nessuna vibrazione all’interno oppure di consumarsi in una vampata, magari simmetrica, ma pur sempre istantanea. Brutalmente parlando, il governo in sé è una forza fredda che è pur sempre forza che si ritrae su se stessa. Questo ultimo aspetto apre un imbarazzante enigma.
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